Teatro Palladium - On stage! festival: "Fratelli"

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23 - 24 Maggio 2019, ore 18:00 e 21:00
Teatro Palladium
Piazza Bartolomeo Romano, 8 - Roma

OnStage! festival ha dato origine ad una articolata collaborazione fra il Festival e l’Università Roma Tre, grazie alla quale diverse opere presentate in prima italiana nell’ambito del festival sono state tradotte in collaborazione con il Dipartimento di Lingue Letterature e Culture Straniere dell’Università di Roma Tre nell’ambito del progetto per la didattica innovativa “La traduzione per il teatro”.

Il Teatro Palladium il 23 e 24 maggio 2019 ospita quindi la messa in scena di “Fratelli” di Ren Dara Santiago e “Il mecenate” di Kate Coresi, presentati in anteprima durante OnStage! festival a gennaio, in collaborazione con DAMS Roma Tre e la Scuola di Recitazione Teatro Azione.

Entrambe selezionate in collaborazione con il prestigioso Cherry Lane Mentor Project, progetto di sostegno alla nuova drammaturgia statunitense, con oltre 20 anni di vita e vincitore di un Obie Award.

FRATELLI di Ren Dara Santiago
(The Siblings play, traduzione di Michela Compagnoni)
con Simone Bobini, Teo Achille Caprio, Michele Ferlito, Giulia Gizzi, Barbara Folchitto
regia di Tomaso Thellung
Testo presentato in lettura in occasione di OnStage! festival – l’America è di scena il 25 gennaio 2019 presso la Sala Squarzina del Teatro Argentina di Roma, in collaborazione con Mentor Project – Cherry Lane Theatre di New York, DAMS Università Roma3, Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture straniere Università Roma3, Fondazione Roma3 Teatro Palladium e Teatro di Roma.

NOTE DI REGIA
I testi che arrivano dagli USA sono sempre molto stimolanti, trattano temi di grande attualità sia dal punto di vista sociale che culturale, affrontando in modo diretto e approfondito storie ben connotate culturalmente e al tempo stesso di valore universale. Una tendenza probabilmente dovuta ad una presenza multietnica e multiculturale maggiormente diffusa, articolata e radicata nel tessuto sociale di quel paese rispetto al nostro.

Mettere in scena questo testo è stato in parte una scommessa, perché l’originale racconta di una famiglia di colore che abita ad Harlem. Un’ambientazione difficilmente presentabile a Roma, dove non esiste la possibilità di trovare un cast di attori di colore, e per di più di tante età differenti, e dove comunque i riferimenti socio culturali di quello spaccato non sarebbero stati colti. D’altro canto, non sembrava sensato neanche stravolgere il testo trasponendolo nella periferia romana, o in qualche altro luogo equivalente italiano, abbiamo trovato quella che riteniamo essere la perfetta soluzione (approvata dall’autrice) spostando l’ambientazione solo di qualche chilometro, nel Bronx (un’area dove, da molte generazioni, vivono o vanno ancora oggi a stabilirsi famiglie italiane), presentando una famiglia di origine italiana. In questo modo è stato possibile mantenere tutti i riferimenti spaziali alla città di New York (i luoghi di cui si parla sono gli stessi) e temporali (oggi), ma soprattutto è stato possibile mantenere inalterati i rapporti e le dinamiche sociali. Infatti gli
italiani in America, così come i neri o come molte altre etnie, sono considerati “di colore”. I bianchi sono “gli americani bianchi” ovvero quelli discendenti dalle primissime immigrazioni europee, caucasici di carnagione decisamente bianca. I connotati dispregiativi e la tensione interspaziale valgono per i neri come per gli italiani, e l’ambientazione nel Bronx ci ha permesso di mantenere tali riferimenti, fondamentali per esprimere il milieu del testo, rendendoli comprensibili qui in Italia.

Al di là del contesto, FRATELLI è la storia di una famiglia come altre mille in qualsiasi parte del mondo, dove troviamo ragazzi, fratelli, lasciati a sé stessi da genitori assenti, a volte segnati da una distanza fisica fisico altre volte semplicemente da un abbandono psicologico. Fratelli costretti a farsi forza l’un l’altro per crescere in una vita non certo facile, a lottare con le difficoltà quotidiane, il presso della vita, le liti con i genitori, la sopravvivenza in ambienti degradati, il bisogno di non sentirsi diversi o ghettizzati. Insomma, come accade in molte parti del mondo a molti fratelli.
Ho cercato in questa messa in scena, grazie ad un magnifico cast di attori, di tenere fede quanto più possibile al testo originale di Ren, incredibilmente crudo e poetico allo stesso tempo, attraverso una messa in scena quanto più semplice e pulita vista già la forza dirompente dei contenuti. Ho cercato di fare un lavoro “in levare”, di sottrazione, che rendesse i dialoghi il più secchi ed efficaci possibile, senza sovrastrutture. A voi il giudizio del risultato.

 

IL MECENATE di Kate Cortesi

(A Patron of the Arts, traduzione di Annachiara Rigillo, adattamento Kira Ialongo) con Mauro Tiberi, Jacopo Carta, Luca Scognamiglio regia di Kira Ialongo e Domenico Casamassima, acting coach Caterina Mannello, Marika Murri. Testo presentato in lettura in occasione di “OnStage! festival – l’America è di scena” ( www.onstagefestival.it ) il 25 gennaio 2019 presso la Sala Squarzina del Teatro Argentina di Roma, in collaborazione con Mentor Project – Cherry Lane Theatre di New York, DAMS Università Roma3, Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture straniere Università Roma3, Fondazione Roma3 Teatro Palladium e Teatro di Roma.

L’immagine ristretta, soffocante, ma anche protettiva di un camper accoglie tutto il testo di Kate Cortesi. All’interno di questo spazio, un mondo in miniatura, si incontrano due persone che per un attimo si scoprono esseri umani. Due “perdenti”, due dimenticati dalla società americana (da quell’american dream che è progresso, corsa, sorriso e pulizia), dove non c’è spazio per chi si ferma o ha dubbi, mettono in atto un tentativo di sopravvivenza. Dex ha quasi quarant’anni è un pittore che è stato famoso (Tom Cruise acquistava i suoi quadri per regalarli a Nicole Kidman) e che ha smesso con l’arte, complice una famiglia e un figlio da mantenere, complici forse i suoi pensieri e i suoi sogni “inadattabili” alla vita. Gabe è una ragazzo di 17 anni che per vivere fa lo spacciatore, ma con una naturale disposizione a prendersi cura degli altri, forse perché in cambio possano amarlo. In opposizione a loro sta Hendrix, il figlio dimenticato di Dex, che reagisce all’abbandono diventando un “vincente”. L’America è quella desolata della periferia californiana, un parcheggio di camper, vicini che parlano di armi, pollastrelle e coca cola. Dex ha fallito, Gabe è solo. Entrambi hanno perso di fronte agli standard del senso comune. E in questo piccolo mondo fatto di droga, alcol, ma anche colori, pittura e arte, iniziano ad aprirsi l’uno a l’altro in una speranza di salvezza, almeno lì dove nessuno può vederli né trovarli. Ma la vita si fa sentire e bussa alla porta di entrambi, mettendoli di fronte alle loro responsabilià.
C’è un immaginario, nel testo di Kate Cortesi, che collega Hopper a Breaking Bad, l'America di Susan Sontag, di Hemingway e di Noam Chomsky all’America del porto d'armi, del junk food e dell’obesità. In costante bilico tra i due estremi si pone la vita. Quella vera. Che non è mai un segno netto, ma è puntini, deviazioni, percorsi scomposti. I personaggi de Il Mecenate sono questo: sono vita. E quindi lottano, cadono, perdono, sperano, sudano. Sono teneri, odiosi, coraggiosi, impauriti e avresti voglia di abbracciarli e tenerli stretti per un po’ e dir loro che tutto andrà bene che tutto si risolverà. Abbiamo cercato di prenderci cura della vita e dei respiri, senza forzature registiche, senza costruzioni soffocanti, solo questo: un mondo in miniatura, un frigo e un divano, qualche lattina di birra e due persone che tentano di fare la cosa più difficile al mondo: sopravvivere.

 

Per informazioni e biglietteria
Link identifier #identifier__9125-1biglietteria.palladium@uniroma3.it
tel. 350 0119692 (orario 11,00-13,00 / 16,00 – 20,00)
Il botteghino apre due ore prima dello spettacolo

Biglietteria online
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