Università Roma Tre: conferita la Laurea Honoris Causa a Don Roberto Sardelli e a Edith Bruck

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Edith Bruck: "La mia università si chiama Auschwitz, dove si impara tutto per sempre, anche a conoscere se stessi"
 

COMUNICATO STAMPA

  • I Dipartimenti di Scienze della Formazione e di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo omaggiano il coraggio della denuncia sociale
  • Il Rettore Luca Pietromarchi: “Dall’Ateneo, profonda attenzione nei confronti della memoria storica, dell’impegno sociale e della diffusione della cultura”

Roma, 21 novembre 2018. Si è tenuta oggi all’Università degli Studi Roma Tre la cerimonia di conferimento della Laurea honoris causa in Scienze Pedagogiche a Don Roberto Sardelli e in Informazione, Editoria e Giornalismo a Edith Bruck, due figure che si sono distinte per il loro impegno di denuncia sociale attraverso la forza dell’insegnamento e della letteratura.

La cerimonia si è svolta presso l’Aula Magna della Scuola di Lettere Filosofia Lingue dell’Ateneo, alla presenza del Rettore Luca Pietromarchi, del prof. Massimiliano Fiorucci, Direttore del Dipartimento di Scienze della Formazione, e del prof. Paolo D’Angelo, Direttore del Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo. Durante l’evento, Don Roberto Sardelli e Edith Bruck hanno tenuto una lectio magistralis accompagnati dalla Roma Tre Ensemble, l’orchestra dell’Ateneo.

“Queste lauree sono testimonianza della profonda attenzione della nostra Università nei confronti di tutto quello che è memoria storica, impegno sociale e diffusione della cultura”, ha dichiarato il Rettore Luca Pietromarchi. “Entrambe esprimono l’importanza che Roma Tre, in ogni sua manifestazione, assegna ai verbi servire (il prossimo) e ricordare (la storia)”.

La Laurea Honoris causa in Informazione, Editoria e Giornalismo è stata conferita ad Edith Bruck, nata ebrea in Ungheria e sopravvissuta ad Auschwitz, che ha raccontato al mondo la sua drammatica esperienza attraverso numerosi libri. Trasferitasi in Italia nel 1954, conosce Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti, Mario Luzi e Primo Levi, che la esorta a rendere pubblica testimonianza della sua esperienza.

“La mia Università si chiama Auschwitz. Luogo assunto a simbolo del male tra i 1.635 campi di concentramento nella civilissima Germania e alcuni nei Paesi occupati e alleati con Hitler”, ha dichiarato la scrittrice Edith Bruck. “Università dove si impara tutto per sempre anche a conoscere se stessi: l’Antropologia, la Filosofia, la Storia, la Psicologia, la Fede e la Religiosità, il valore della vita e del pane”.

La carriera di scrittrice, poetessa e editorialista per i principali quotidiani italiani della Bruck è stata coronata con la Laurea Honoris Causa “al fine di sottolineare con forza l’opera da lei intrapresa, lungo tutta una vita, per testimoniare l’orrore della Shoah e per mantenere viva la memoria di ciò che è accaduto in Europa per mano del nazismo e degli esecutori ad esso asserviti, oltre che per tenere desto nelle giovani generazioni il rifiuto dell’intolleranza e del razzismo” ha dichiarato infine il prof. D’Angelo. “Edith Bruck non si è limitata a raccontare lo sterminio ma ha anche riflettuto sul peso dell’esperienza vissuta e sulle difficoltà che il testimone incontra nel farsi ascoltare”.

La Laurea Honoris causa in Scienze pedagogiche è stata invece conferita a Don Roberto Sardelli, nato a Pontecorvo nel 1935 e ordinato sacerdote nel 1965, che durante la sua formazione incontrò Don Lorenzo Milani e in un soggiorno in Francia entrò in contatto con l’esperienza pastorale dei “preti operai”.

Nel 1968 fu assegnato alla parrocchia di S. Policarpo vicino alla borgata dell’Acquedotto Felice dove andò a vivere e fondò la “Scuola 725”, dal numero della baracca che la ospitava, dove i ragazzi trovarono nell’esperienza comune dell’apprendere e del sapere il mezzo del loro riscatto sociale e culturale.

“La principale motivazione di questo riconoscimento a Don Roberto Sardelli è legata all’idea di valorizzare un progetto unico come quello della “Scuola 725”, che rappresenta una delle più straordinarie iniziative di pedagogia popolare realizzatesi in Italia del secondo dopoguerra”, ha affermato il prof. Fiorucci. “La sua proposta didattica si è posta sin dal principio in modo molto critico rispetto alle attività della scuola pubblica che, nonostante le spinte innovative e democratiche che la pervadevano e alcuni insegnanti particolarmente sensibili e attenti, continuava a discriminare e a riprodurre le differenze socio-economiche e culturali inserendo i baraccati nelle classi differenziali”.

 

Ufficio stampa - Comin & Partners
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Università degli studi Roma Tre
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