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The Garbage patch State con i tappi di Roma Tre a Venezia

Le isole di plastica in mezzo agli oceani diventano Stato Federale. Il GARBAGE PATCH STATE ad opera dell'artista Maria Cristina Finucci
 

Maria Cristina Finucci il 28 maggio ha presentato il Garbage patch state alla Biennale di Venezia.

Il Great pacific garbage patch, la gigantesca isola di rifiuti plastici che fluttua in mezzo all’oceano, ha da qualche tempo occupato un suo posto nelle cronache dei giornali: gli ecologisti lo hanno inserito nel decalogo dei disastri ambientali più devastanti del pianeta (al settimo posto, secondo il sito Treehugger.com).

Quello che invece la maggior parte dell’opinione pubblica non sa è che l’immensa isola di plastica ha dichiarato l’indipendenza e ha assunto il nome di Garbage patch state. E si tratta per giunta di uno stato federale, perché di vortici di plastica ne esistono ben cinque, sparsi tra l’oceano Pacifico, l’Atlantico e l’Indiano, e tutti insieme hanno una superficie globale di quasi sedici milioni di chilometri quadrati. Cioè un milione di chilometri in meno dell’estensione della Russia, anche se la superfice delle isole è variabile sia a causa delle maree sia dei nuovi rifiuti che si aggiungono man mano, captati dai vortici e dalle correnti marine.

La dichiarazione d’indipendenza del Garbage patch state è stata officiata solennemente a Parigi l’11 aprile 2013, nell’atrio della sede dell’Unesco, con l’avallo dell’agenzia delle Nazioni Unite. La nuova nazione, dunque, ha ottenuto fin dalla sua nascita un importante riconoscimento internazionale. Fatto straordinario tanto più se consideriamo che si tratta di uno stato che non ospita nessuna forma di vita biologica. Già, perché quella dell’isola dei rifiuti non è una superficie abitabile e nemmeno una superficie in senso stretto, visto che è composta da un agglomerato di frammenti plastici che fluttua nei vortici oceanici.

Un’idea italiana
L’idea di sfruttare la potente metafora dell’isola, facendone per giunta uno stato a sé, è di Cristina Finucci, architetta e artista italiana che vive a Madrid. Finucci ha ricevuto sostegno da diverse istituzioni universitarie europee, che hanno appoggiato la sua iniziativa indipendentista con l’obiettivo neanche troppo celato di sensibilizzare l’opinione pubblica. Ca’ Foscari, a Venezia, ospita dal 29 maggio una mostra sul Garbage patch state che ha il suo padiglione presso la Biennale d’arte. La mostra sarà visitabile fino all’autunno, quando il progetto farà tappa anche a Roma. Tra gli eventi previsti, la liberazione nel Canal Grande di una rete rossa che contiene centinaia di tappi delle bottiglie di plastica, simbolo dello stato e della dispersione dei rifiuti in mare.

E' POSSIBILE SCARICARE ALCUNE IMMAGINI DEL PROGETTO

Non bisogna pensare, tuttavia, che il Garbage patch state sia solo una trovata. Grazie al lavoro degli studenti di Ca’ Foscari la nuova nazione ha preso una vera e propria fisionomia, dotandosi di una bandiera, di una cultura e di tutto l’armamentario che fa di uno stato un vero stato. Il vessillo nazionale è un campo blu, come il mare, con cinque nuclei di frecce rosse che rappresentano le cinque isole che lo compongono. Le frecce sono una “scomposizione” del simbolo del riciclo, composto da tre frecce verdi posizionate in un circolo “virtuoso”: qui invece le frecce sono rosse, come il pericolo, e segnano ognuna un punto diverso. C’è anche una costituzione provvisoria, firmata il giorno dell’indipendenza, l’11 aprile 2013, presso Garbagia, la capitale dello stato.

Sulla costituzione, che sembra per altro molto avanzata in fatto di libertà individuali, si può leggere tra i princìpi fondamentali anche “la supremazia della spazzatura sul genere umano”. Già, perché i veri abitanti del Garbage patch state non sono altro che i rifiuti, la plastica dispersa in mare. “Avevamo pensato anche di concedere la cittadinanza dello stato – racconta Cristina Finucci – e sicuramente lo faremo, perché ci sono pervenute molte richieste. Però sia ben chiaro: gli umani non saranno cittadini a tutti gli effetti, al massimo potranno rappresentare i veri cittadini del Garbage patch state, che sono i rifiuti”.

Saluti dall’isola dei rifiuti
La prima iniziativa artistica, tuttavia, è una serie di cartoline piuttosto suggestive con la scritta “Greetings from the Garbage patch state”: tutte raffigurano persone che prendono il sole, come in qualunque altro posto di mare, ma sono sdraiate su una distesa di rifiuti. “All’inizio pensavo di realizzarle fotografando i veri rifiuti che si addensano nell’oceano – racconta Cristina Finucci – ma poi ho scoperto che la plastica, nel tempo, è soggetta a fotodegradazione e diventa invisibile”.

Come ogni nazione moderna, anche il Garbage patch state si è dotato di un sito internet. Da lì è possibile conoscere la struttura dello stato, organizzato in quattro ministeri: la giustizia, gli esteri, la guerra e la cultura. Questi ultimi due sembrano i più attivi, poiché dispongono anche di due accademie. Il dicastero culturale, neanche a dirlo, ha istituito un’accademia d’arte plastica. Mentre il ministero della guerra ha fondato un’accademia militare e dispone di un esercito piuttosto aggressivo, dotato di potenti armi di distruzione di massa come gli Ipa (idrocarburi policiclici aromatici), che hanno proprietà altamente inquinanti per l’ambiente. D’altronde le mire espansionistiche del nuovo stato sono più che evidenti.

Il Garbage patch state viene comunemente chiamato anche “Away state”. Che vuol dire? Ce lo spiega Cristina Finucci: “Noi quando buttiamo qualcosa diciamo, in inglese, to throw away, gettare via. Già, ma dov’è questo ‘via’? Niente è veramente ‘via’ dal mondo, ed è per questo che è nato il Garbage patch state. Dovremmo ricordarci che ogni cosa di cui ci disfiamo finisce prima o poi da qualche parte”.
(Graziano Graziani è un giornalista, scrittore e critico teatrale italiano)


 

Per informazioni:
Stefania Angelelli
tel. 06 57332087 stefania.angelelli@uniroma3.it
www.thegarbagepatchstate.org