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Primavera delle UniversitÓ a Roma Tre

COMUNICATO STAMPA

PRIMAVERA DELLE UNIVERSITÀ A ROMA TRE

LA CONOSCENZA LIBERA IL FUTURO DEL PAESE

L’iniziativa si è aperta con un minuto di silenzio in ricordo delle studentesse vittime dell’incidente in Catalogna

Roma, 21 marzo 2016 – Si è aperto con un minuto di silenzio in ricordo le studentesse Erasmus vittime dell’incidente in Catalogna il convegno “Per una nuova Primavera dell’università. La conoscenza libera il futuro del Paese” organizzato dall’Università degli Studi Roma Tre che – come numerosi atenei in tutt’Italia - ha aderito all’iniziativa della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui), preliminare alla redazione di un documento di sintesi unitario da consegnare al Governo con le richieste del mondo accademico italiano, penalizzato da continui tagli delle risorse.

Al convegno di stamattina nell’Aula Magna del Rettorato hanno partecipato, tra gli altri, il rettore Mario Panizza, il direttore generale Pasquale Basilicata, Massimo Franco (Corriere della Sera), Riccardo Zucchetti, presidente del Consiglio degli studenti di Roma Tre, Gianni Orlandi, prorettore alla Pianificazione strategica della Sapienza e Andrea Graziosi, vicepresidente Anvur.

«Roma Tre ha accolto subito l’invito della Crui e, attraverso un dialogo diretto con il Governo e con il Paese, chiede una rinascita delle università attraverso nuovi finanziamenti e nuovi progetti», spiega il rettore Mario Panizza. «I benefici di un sistema universitario sano e vitale per lo scenario socio-economico sono evidenti. Per i giovani l’acquisizione di conoscenze e competenze, che consente di svolgere attività maggiormente retribuite, rappresenta il principale fattore di mobilità sociale; dal punto di vista delle imprese, una forza lavoro con elevato grado di istruzione aumenta la competitività e rende possibile un maggiore tasso d’innovazione; l’istruzione universitaria è inoltre un investimento pubblico sul lungo periodo: il beneficio netto per la collettività è rappresentato anche dai maggiori contributi che si possono riversare negli investimenti scolastici, grazie ai redditi più elevati che, in media, i laureati garantiscono».

Aggiunge Panizza: «Mi rendo conto della contraddizione tra le critiche all’università nella gestione dell’autonomia e la volontà di una pianificazione indipendente e flessibile, è però necessario assicurare la possibilità di adattare la politica gestionale alle esigenze e alle potenzialità dei singoli atenei. Combinare cultura di governo e massimo rigore nel controllo dei bilanci».

In attesa di un rilancio del sistema universitario a livello centrale, ecco cos’ha in cantiere Roma Tre, progetti cui farà fronte con le risorse ad oggi disponibili.

  • Investimenti (edilizia, ricerca, visiting)
  • Razionalizzazione (bilanciamento di offerta e risorse)
  • Innovazione (nuove strutture, fondazioni, lauree triennali e magistrali, lauree professionalizzanti, formazione permanente e ricorrente)
  • Internazionalizzazione (cattedre e corsi all’estero, corsi in lingua)
  • Burocrazia (servizio alla ricerca, piano performance, programmazione triennale)

Qualche dato per riflettere

Indebolimento strutturale

  • Riduzione FFO (quasi corrispondente al calo dei professori)
  • Finanziamento pubblico al sistema universitario pro-capite, più basso d’Europa

Nazione

Finanziamento pubblico al sistema universitario per cittadino

Italia

109

Regno Unito

156

Spagna

157

Irlanda

270

Olanda

194

Austria

257

Francia

303

Germania

304

Svezia

660

Norvegia

731

Dalle tabelle emerge:

  • Calo del numero dei docenti (10.000 in meno, senza effettivo ricambio) e compressione retributiva (blocco stipendiali dal 2011 al 2015)
  • Calo delle immatricolazioni:
  • tra il 2007e il 2013, gli immatricolati sono calati del 13%. Il calo assume proporzioni maggiori nel Sud (-21%)
  • Rispetto al resto d’Europa, l’Italia è l’unico paese a subire una diminuzione del numero degli studenti. Fatto pari a 100 il numero nel 2005, nel 2011 è salito a 103 in Francia, 110 nella media dei Paesi europei (e nel Regno Unito), 114 in Spagna, 115 nella media dei Paesi OCSE, 119 in Germania. In Italia, è sceso a 97
  • Pochi laureati (solo il 40%). L’internazionalizzazione ha le armi “spuntate”.

Foto: http://bit.ly/1T3YKZB

Intervista al rettore Mario Panizza di Roma Tre Radio

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