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Il buco nero in fuga

COMUNICATO STAMPA

IL BUCO NERO IN FUGA

Due membri del gruppo di Astrofisica di Roma Tre, insieme ad un team internazionale di scienziati, hanno osservato per la prima volta l’inusuale collocazione di un buco nero di grande massa.

Roma, 23 marzo 2017. È la prima volta che viene confermata l’esistenza di un buco nero di grande massa lontano dal cuore della sua galassia, e due ricercatori dell’Università Roma Tre hanno dato un importante contributo a questa scoperta. Si tratta di Stefano Bianchi e Andrea Marinucci, entrambi membri del gruppo di Astrofisica del Dipartimento di Matematica e Fisica dell’Università Roma Tre.

Il buco nero oggetto dello studio si trova nella galassia 3C186, distante 8 miliardi di anni luce da noi, e ha una massa di oltre un miliardo di volte la massa del nostro Sole. Buchi neri di questo tipo, detti supermassivi, si trovano al centro della galassia cui appartengono. Questo buco nero, invece, non solo è lontano 35000 anni luce dal centro della sua galassia, ma continua ad allontanarsi a una velocità di più di 7 milioni di chilometri all’ora. “Abbiamo stimato che per spingere il buco nero così lontano servirebbe un’energia maggiore di quella liberata da 100 milioni di supernovae esplose contemporaneamente”, commenta Stefano Bianchi.

Il team di scienziati ha anche proposto un’affascinante teoria, che coinvolge le onde gravitazionali, per spiegare l’inusuale collocazione del buco nero rispetto al centro della galassia. “Pensiamo che la galassia 3C186 sia nata circa 2 miliardi di anni fa dall’unione di due galassie, entrambe caratterizzate da un buco nero centrale” aggiunge Andrea Marinucci. “Durante questo processo di unione, i due buchi neri hanno ruotato sempre più rapidamente uno attorno all’altro, generando forti onde gravitazionali, fino a fondersi in uno solo.”  Quando l’unione dei due buchi neri è terminata, l’emissione delle onde gravitazionali ha spinto il buco nero finale lontano dal centro della galassia appena formata.

Se la nostra teoria è corretta, le osservazioni forniscono una forte evidenza che, oltre ai buchi neri stellari, di massa più piccola, anche i buchi neri di grande massa possono unirsi” conclude Stefano Bianchi. Si aprono quindi nuovi scenari nello studio dei buchi neri di grande massa e della loro influenza nella formazione ed evoluzione delle galassie.

Video NASA: https://www.youtube.com/watch?v=K09zNxtJ11s

Articolo scientifico:

http://www.spacetelescope.org/static/archives/releases/science_papers/heic1706/heic1706a.pdf

Per informazioni: bianchi@fis.uniroma3.it  marinucci@fis.uniroma3.it