La giustizia alla prova dell’emergenza

COMUNICATO STAMPA

Roma Tre organizza il webinar “Il giudice amministrativo come giudice dell’emergenza
 
·        Cartabia: “Continuità della giustizia, pubblicità e riservatezza, garanzia della difesa e del contraddittorio”;
·        Patroni Griffi: “Le criticità maggiori si sono avute sul sistema delle fonti, sia a livello Governo-Parlamento, sia nel rapporto con le Regioni sia in termini di bilanciamento dei principi”;
·        Palmieri Sandulli: “La pandemia ci ha consentito di superare diverse ritrosie in tema di transizione telematica”.

Roma, 12 aprile 2021 - Il ruolo centrale della giustizia amministrativa nell’emergenza pandemica. E’ questo il tema quanto mai attuale al centro del dibattito, in programma oggi sulla piattaforma Teams, dal titolo “Il giudice amministrativo come giudice dell’emergenza”. Il webinar è il primo appuntamento del ciclo di incontri promosso dalla Fondazione Occorsio in collaborazione con l’Università Roma Tre dal titolo “La giustizia alla prova dell’emergenza”, realizzato con il patrocinio della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato e in collaborazione con l’Avvocatura Generale dello Stato.
 
Non è casuale la scelta di iniziare dal giudice amministrativo se si considera che l’emergenza è stata prevalentemente gestita attraverso provvedimenti amministrativi e che anche le misure di sostegno e rilancio dell’economia sono attuate attraverso atti amministrativi (autorizzazioni, controlli, procedure selettive di contraenti pubblici, ecc.). Il giudice amministrativo ha dunque, oggi più che mai, un ruolo assolutamente fondamentale. Da ciò anche l’interesse di una riflessione sulla risposta che la giustizia amministrativa ha dato sul piano della gestione organizzativa della tutela processuale nella prima e nelle successive fasi della pandemia, con particolare riferimento all’esame delle istanze cautelari e all’organizzazione delle udienze da remoto. Moderata dalla professoressa di Roma Tre Maria Alessandra Sandulli, la discussione è stata aperta dai saluti introduttivi del Rettore Luca Pietromarchi e del Procuratore Generale della Corte di Cassazione Giovanni Salvi. Ad introdurre il dibattito è stata una riflessione della Ministra della Giustizia Marta Cartabia. A seguire sono intervenuti Filippo Patroni Griffi, Presidente del Consiglio di Stato, Bruno Lasserre, Vice-Président Conseil d'Etat; Gabriella Palmieri Sandulli, Avvocato Generale dello Stato. Le conclusioni sono state affidate a Sabino Cassese, Giudice emerito della Corte Costituzionale.
 
“Non ho mai smesso di ricordare che la Costituzione non si sospende nel tempo dell’emergenza: deve essere un punto di riferimento davanti al carattere mutevole della storia. L’Italia ha affrontato l’emergenza senza una sospensione dei principi costituzionali, senza fare ricorso a uno stato d’eccezione, ossia uno stato di sospensione dell’ordine e di immobilizzazione delle strutture, per poi rimetterle in gioco a pericolo superato. Dire che la Costituzione non è stata sospesa in tempo d’emergenza non vuol dire che nulla sia cambiato: con l’emergenza rileggiamo i principi. Dunque, una Costituzione che non si sospende, ma che parla, mostrando implicazioni sempre nuove. Imponendo che la giustizia non subisca interruzioni; esigendo l’assicurazione delle garanzie della difesa e del contraddittorio; inducendo alla ricerca di nuovi modi per garantire la pubblicità e la continuità dei lavori”, così la Ministra Cartabia parlando dei tre punti fermi che hanno caratterizzato la gestione della giustizia al tempo del covid.
 
“Continuità della giustizia, pubblicità e riservatezza, garanzia della difesa e del contraddittorio. Questo ha richiesto – ha continuato la Cartabia - uno sforzo di creatività e di sperimentazione che ha portato per esempio la Corte costituzionale a grandi innovazioni: penso all’introduzione del processo telematico, soprattutto per quel che riguarda la dematerializzazione delle carte o l’introduzione delle firme digitali. Più complicata l’introduzione in via sperimentale del processo penale telematico, che ha incontrato qualche difficoltà in più: un processo di natura accusatoria fondata sull’idea che la prova si fonda al cospetto del giudice ha risentito di più delle costrizioni legate alla pandemia. Anche lì però possiamo introdurre forme telematiche senza pregiudicare i principi. Non è il come, quanto il cosa preservare. Mantenere il che cosa pur essendo disposti a cambiarne forma ed espressione”.
L’effetto della pandemia sulla giustizia, quindi, ha significato una grande spinta verso la modernizzazione soprattutto in chiave di digitalizzazione. “Non sono ascrivibile – ha sottolineato la Ministra della Giustizia - né ai tecnoentusiasti né ai tecnopessimisti: sì all’uso con cautele ma sfruttandone le potenzialità. Digitale nella giustizia: da prendere seriamente come una grandissima occasione. Se c’è un imperativo che dobbiamo affrontare in relazione all’universo della giustizia è quello dei tempi della giustizia: c’è un’urgenza, sollecitata dai cittadini che chiedono una giustizia efficiente dove l’efficienza è sinonimo di effettività, perché davvero impedire gli effetti di un atto lesivo fa parte delle garanzie di effettività. Ma ce lo chiede anche un sistema economico che vede nella certezza della giustizia una molla, un fattore attrattivo per investimenti e garanzie chieste dai piccoli e grandi investitori. Abbiamo fatto molto in merito alla dematerializzazione, ma si deve guardare al molto di più che si può fare. Non certo giustizia predittiva, ma le nuove tecnologie possono sostituire le vecchie banche dati e permettono di ‘alleggerire’ le corti, anticipando i colli di bottiglia che si verificano soprattutto ai vertici e che sono una delle cause maggiori dei rallentamenti della giustizia. Riflettere su quello che abbiamo fatto sulla spinta dell’urgenza ci porta a capire cosa possiamo portarci dietro”.
 
Le criticità maggiori nel rapporto tra diritto e pandemia secondo Filippo Patroni Griffi, Presidente del Consiglio di Stato “si sono avute sul sistema delle fonti, sia a livello Governo-Parlamento, sia nel rapporto con le Regioni sia in termini di bilanciamento dei principi. Il Parlamento è stato inizialmente marginalizzato. Si sono sovrapposte due catene normative: abbiamo avuto provvedimenti che trovavano la fonte nella legislazione sulla protezione civile e d’emergenza. L’incontro tra le due catene normative ha portato a una sovrapposizione critica. La mutevolezza della situazione di fatto è stata tanto veloce che anche la legislazione d’emergenza faceva fatica a starci dietro. La seconda criticità, ha aggiunto Patroni Griffi, “è stata la difficoltà di rapporti tra le regioni e il Governo. Passando al bilanciamento: il giudice amministrativo si è trovato davanti a principi di stesso rango. Più complicato è capire chi deve effettuare il bilanciamento: cosa già in crisi in tempi ordinari. Il bilanciamento è stato effettuato a livello secondario o addirittura a livello locale. Il bilanciamento si svolge tra interessi e valori di rango costituzionale, volto a tutelare interessi di natura fondamentale. Nell’udienza da remoto manca la prossimità degli attori. L’udienza, poi, è pubblica: io credo che il nostro sistema costituzionale abbia dimostrato capacità di adattamento e che al diritto pubblico verrà chiesto un importante contributo per la ricostruzione, e credo che sia un’occasione per i giuristi di ricostruire il diritto italiano, rimodulando le relazioni centro-territorio in modo da tenere meglio insieme vari principi superando i problemi endogeni dell’amministrazione”.
 
Secondo Bruno Lasserre, Vice-President Conseil d’Etat il covid-19 ha messo in evidenza il ruolo essenziale del giudice amministrativo, ma ha anche sottolineato che questo non può travalicare le proprie competenze. “Grazie alle procedure d’urgenza – ha sottolineato Lasserre - è stato l’interlocutore privilegiato dei cittadini. Non c’è stata una forma di giustizia eccezionale, a riprova dell’assenza di una condizione di eccezione. Oltre ai problemi organizzativi, per trattare così tante domande urgenti, la principale difficoltà era quella di non allontanarsi dal proprio ruolo. Nello stato di diritto c’è un posto per il politico, un posto per il giudice e uno per l’esperto, e ognuno deve restare nel proprio ruolo: non invadere campi politici e scientifici da parte del giudice ordinario. Rimanere su un crinale di non invadenza è e continua ad essere una sfida per il giudice”.
A fare il punto sul ruolo che ha giocato l’Avvocatura dello Stato è stata Gabriella Palmieri Sandulli, Avvocato Generale dello Stato. “Uno dei miei progetti più ambiziosi - ha dichiarato Palmieri Sandulli - era quello di portare la digitalizzazione nell’Avvocatura di Stato, processo ormai completato. La pandemia è stata uno stress-test: ci ha consentito di superare diverse ritrosie in tema di transizione telematica, e di conciliare tutti gli aspetti legati alla dicotomia presenza/assenza”.
 
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