Intervista alla prof.ssa Caneva in "L'aria che respiri" - Radio1 Rai

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Intervista alla prof.ssa Caneva in
La prof.ssa Giulia Caneva, docente di Botanica del Dipartimento di Scienze di Roma Tre, è stata intervistata il 4 luglio nella trasmissione radiofonica Link identifier #identifier__113080-1“L’aria che respiri” condotta su Radio1 Rai da Sonia Filippazzi. La puntata, dedicata al Mediterraneo, ha avuto un focus sulle piante mediterranee e sui significati ad esse connesse dai popoli che abitavano nel bacino.
 
Nei popoli antichi, infatti, le conoscenze legate al mondo della natura erano diversificate e profonde, sia pur nei limiti dei mezzi strumentali a loro disposizione, e ciò sia per le valenze religioso-rituali, e quindi mitologiche che le piante e gli animali potevano assumere, ma anche e soprattutto per le loro valenze pratiche in ambito alimentare, medicinale e domestico-artigianale, testimoniate ancor oggi dalle tradizioni etnobotaniche. La divinità della Natura nella cultura romana è esplicitamente menzionata da diversi filosofi e scienziati dell’antica Roma, come Seneca o Plinio il vecchio, che la definiscono “Madre di ogni cosa”. La logica associativa, cioè quella che stabiliva connessioni fra fatti e significati a essi congrui, veniva costantemente utilizzata per capire il perché profondo dei fenomeni.

Quali e quante fossero le piante conosciute nell’antichità classica non è un dato sufficientemente noto, ma va ricordato che André (2010), basandosi soprattutto su fonti letterarie, riporta oltre 4000 nomi usati dagli antichi per individuare le specie vegetali, corrispondenti a circa 1100 taxa attuali.
Si tratta spesso di generi, il cui areale geografico presenta un’ampiezza tale da unire le popolazioni dell’intero Mediterraneo. Fra le specie più ricorrenti, ricordiamo: palme (Phoenix dactilyfera), oleandri (Nerium oleander), rose (Rosa gallica, R. centifolia), gigli (Lilium candidum), melograni (Punica granatum), cipressi (Cupressus sempervirens), querce (Quercus robur s.l.), pini (Pinus pinea), melocotogni (Cydonia oblonga) e naturalmente l’acanto (Acanthus mollis).
Il riprodurre queste piante o loro dettagli rappresentava un modo efficace per parlare al popolo analfabeta.